LA RIBELLIONE A 2-3 ANNI: “TERRIBLE TWO”

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La domanda che molti genitori si pongono quando i loro figli raggiungono l’età dei 2-3 anni:

“Il mio bimbo è diventato un ribelle?” 

Si tratta di un periodo in cui i bambini iniziano ad essere, agli occhi dei genitori, dei ribelli.  Le richieste dei genitori vengono disattese con grande determinazione e le regole stabilite vengono trasgredite. 

Il bambino risponde spesso: 

– con un energico “no!” oppure 

– dicendo “Io!”

e soddisfa i propri desideri sempre più autonomamente. 

Se il genitore si permette di contrariarlo è pronto a fare delle “scenate”.

In questa fase evolutiva c’è un’importante presa di coscienza del bambino:  egli inizia a comprendere di essere un individuo separato dalla madre e di avere una personalità e desideri propri.

I genitori a volte tendono a percepire questi episodi come “lotte di potere”, ma in realtà sono l’espressione del passaggio evolutivo che i bambini stanno attraversando.

La psicologia dello sviluppo ritiene l’avvenuta capacità di dire NO un punto di svolta importante nel processo di sviluppo psichico del bambino, perché sancisce l’avvenuta consapevolezza della distinzione tra il sé e gli altri.

Non a caso, i bambini iniziano ad usare il pronome “IO” proprio in questo periodo (fino ad allora tendono a parlare in terza persona, “Marco ha fame”)

Il bambino impara ad opporre la propria volontà a quella degli adulti per lui significativi: 

Dire NO non significa “non voglio ordinare i giochi”, “non voglio mangiare”, “non voglio dormire” ecc. ecc., ma per il bambino significa poter dire “sono diverso da te e posso avere pensieri e volontà diversi dai tuoi”.

In ottica relazionale, dire di NO non significa “non voglio dire/fare quella cosa”, ma “VOGLIO DECIDERE PER ME”

Esempio :

- Mentre prima doveva aspettare che la mamma lo alimentasse, ora capisce di poter prendersi del cibo o una bevanda da solo salendo ad esempio sulla sedia;

- mentre prima le sue emozioni erano strettamente collegate a quelle della mamma (se lei è nervosa, anche il bimbo diventa nervoso), ora il bambino comprende di poter essere arrabbiato e di poter fare arrabbiare la mamma quando e come vuole;

- mentre prima poteva giocare solo con i giochi che la mamma proponeva, ora sperimenta di poter decidere con quale gioco giocare e, addirittura, scopre di poter trasformare un bastone in un telefono!

I frequenti e determinati “no!” hanno, quindi, il significato di consolidare il proprio Io che si sta formando, attraverso comportamenti di rifiuto / provocazioni, il bambino afferma la propria individualità. 

Il tutto principalmente nei confronti della mamma proprio perché è con lei che ha sviluppato fino a quel momento una relazione di forte dipendenza fisica e psichica.

I genitori : funzione genitoriale normativa

“ Sto sbagliando qualcosa ?”

Un genitore può sentirsi disorientato se fino ad allora aveva sentito grande complicità e disponibilità del proprio figlio nel rispettare le richieste e le regole genitoriali. 

Oppure può sentirsi arrabbiato soprattutto se interpreta tali rifiuti o provocazioni come una sfida, un vero e proprio affronto al proprio ruolo di genitore. 

Se per di più ha la sensazione di non riuscire a farsi rispettare dal proprio bambino e a gestire i suoi comportamenti provocatori e “ribelli”, può sentirsi davvero impotente e preoccupato per il futuro.

Tali emozioni riflettono una difficoltà nello svolgere un’importante funzione genitoriale che è la funzione normativa che consiste nella capacità di dare ai propri figli dei limiti, una struttura di riferimento.

I due tipi principali di relazione sono :

1- Rinunciare all’idea di dare delle regole e di ottenere dal proprio bambino il rispetto delle stesse. Viene lasciata la totale libertà di fare quello che il bambino desidera senza contrariarlo mai. 

2- Irrigidire il proprio ruolo genitoriale esasperando la funzione normativa, diventando ostili. 

Al “no” o alla trasgressione del bambino il genitore reagisce con rabbia sgridandolo e punendolo. 

Ma nessuna delle due permette di ottenere un buon risultato psico-educativo.

Per esercitare la propria funzione normativa con equilibrio garantendo al proprio figlio una crescita sana e serena e a se stessi una maggiore serenità nell’essere genitori, è necessario essere consapevoli dei compiti evolutivi di quella determinata età.

La Relazione

“Chi Sei Tu Per Me, Chi Sono Io Per Te”

Indicazioni Per I Genitori

Questi comportamenti ribelli solitamente fanno parte di una fase passeggera, come abbiamo già descritto, che va assecondata 

alternando momenti in cui si permette al bambino di esercitare quel potere appena scoperto, a momenti in cui, invece, si mettono dei confini attraverso il proprio ruolo genitoriale.

Più il genitore riesce a portare pazienza e ad assumere un atteggiamento flessibile, più questa fase provocatoria diminuirà di intensità e lascerà spazio ad un Io forte e sicuro. 

La conseguenza evolutiva sarà che il bambino svilupperà una buona consapevolezza di se stesso che gli permetterà di saper scegliere di sapersi adeguare con equilibrio alle regole della vita sociale.

Più il genitore si oppone, più rischia di intensificare le reazioni del bimbo, il quale se vivrà le regole sociali in modo molto negativo come minaccia al proprio essere, farà di tutto per non osservarle; oppure, rischia di inibire la sua volontà impedendogli la costruzione di un proprio Io indipendente. Nei casi più estremi la conseguenza sarà che il bimbo imparerà a comportarsi come il genitore vuole, per non perdere il suo amore, ma crescendo si troverà in difficoltà quando ad esempio dovrà scegliere, perché non saprà riconoscere quello che lui realmente vuole.

L’atteggiamento giusto sta, quindi, nel trovare un equilibrio tra le esigenze di crescita del bambino e le scelte educative del genitore.

Bambini oppositivi

«Dietro quelli che vengono definiti capricci spesso c’è altro: il tentativo del bimbo di definire la propria individualità, il desiderio di manifestare il proprio dissenso, la richiesta di una maggiore lentezza oppure anche semplicemente stanchezza.

MANTENERE LA CALMA > PORTA EQUILIBRIO

  1. Cercare di mantenere il più possibile la calma, di non alzare i toni di voce se non strettamente necessario e in modo molto fermo: un “no” detto bene vale più di mille strilli.
  2. evitare di imporre troppi divieti
  3. evitare di essere troppo insistenti nelle richieste
  4. adottare un cambio di prospettiva: non pensare che l’educazione sia unilaterale (l’adulto che forma il bambino), ma essere consapevoli che anche il bambino è competente nella relazione e modifica il comportamento dell’adulto.
  5. E’ del tutto inefficace assumere atteggiamenti troppo rigidi e bloccare le esplorazioni dei bambini con inutili divieti, provocherebbero solo frustrazione. Entro i limiti della loro incolumità è più utile lasciarli liberi di fare delle nuove esperienze, ponendo pochi limiti chiari e costanti.
  6. Non rinunciare alle proprie richieste del momento, che siano di mettere le scarpe per uscire o lavare le mani prima di andare a tavola. Applicare una certa dose di determinazione unita ad un po’ di pazienza e flessibilità.
  7. Essere autorevoli e non autoritari.  Quello che deve arrivare al bambino è la vostra determinazione e coerenza.
  8. Fare ai bambini delle domande che prevedano un’alternativa. Ad esempio è meglio chiedere “preferisci la banana o la mela?” 
  9. Spiegare l’utilità dell’azione
  10. «La questione alimentare è un mondo a parte: potrebbe rifiutarsi perché non sta bene, ha la febbre o ha mangiato troppo. Il rifiuto potrebbe essere relativo al momento del pasto in sé: si può aggirare l’ostacolo preparando il cibo insieme, apparecchiando la tavola assieme al piccolo, proponendogli di condividere il pasto con un pupazzo (ma non bisogna inondare il seggiolone di giochi)».
  11. Creare una routine, flessibile.

 

NOTA: questi suggerimenti possono essere efficaci se il genitore che è alle prese con il piccolo ribelle si trova in uno stato emozionale adeguato e non sta attraversando una fase di eccessiva fatica o preoccupazione personale, perché i bambini sono molto empatici e sentono immediatamente la tensione ed  agitazione dei genitori.

In questi casi, per risolvere al meglio la situazione, può essere utile parlare con un professionista.

 

BIBLIOGRAFIA:

Gandolfi, M. (2013). Psicoterapia. Manuale di terapia del cambiamento. Gandolfi, Bolzano

Ganfolfi, M. & Martinelli, F (2008). Il bambino nella terapia. Erickson, Trento